Mona Eltahawy: il twit della rivoluzione

pubblicato 20 mar 2012, 07:22 da Mauro Sarti

Mercoledì 21 Marzo alle ore 17 in Via Azzo Gardino 23, il Dipartimento di Discipline della
Comunicazione e il Dipartimento di Scienza Politica dell’Università di Bologna, in
collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, organizzano l’incontro: “Spiegare la
primavera araba ai media americani. Mona Eltahawy tra giornalismo e rivoluzione”.
L’evento vedrà la partecipazione di Mona Eltahawy, blogger, giornalista e attivista per i diritti
delle donne. Mona è editorialista per diverse testate americane e internazionali, tra cui The
Washington Post, International Herald Tribune, Toronto Star e Jerusalem Report, ed è spesso
ospite come analista di questioni mediorientali sui principali news network della televisione
americana, tra cui CNN.
Nel novembre 2011, mentre si trovava al Cairo, Mona Eltahawy, che è cittadina egiziana e
americana, è stata brutalmente aggredita, molestata e arrestata dalla polizia durante una
manifestazione in Piazza Tahrir. Un tweet che è riuscita a scrivere, mentre era in stato di
fermo, per denunciare le violenze subite ha fatto in poche ore il giro del mondo, dando il via
ad una mobilitazione globale per il suo rilascio immediato. La campagna “freemona” su twitter
ha visto coinvolti semplici cittadini, giornalisti, attivisti, accademici di tutto il mondo ma
anche la diplomazia americana, contribuendo in maniera significativa alla pressione
internazionale sulle autorità del Cairo, costrette a rilasciare rapidamente Mona Eltahawy. La
sociologa dei newmedia Zeynep Tufekci, analizzando la rapidità, capillarità ed efficacia della
mobilitazione online intorno alla vicenda ha usato il termine “tempesta perfetta”.
Con la sua intensa attività giornalistica, attraverso le sue frequenti apparizioni sulle principali
televisioni americane e la sua popolarità su Twitter (oggi Mona ha più di 120 mila follower),
Mona El Tahawy ha contribuito in maniera significativa alla rappresentazione della primavera
araba sui media e nell’opinione pubblica statunitense, spesso lottando per modificare temi e
termini della narrazione.
Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti per la sua attività giornalistica nel 2010 ha vinto lo
“Special Prize for Outstanding Contribution to Journalism” dell’Anna Lindh Foundation e nel
2009 il “Samir Kassir Prize for Freedom of the Press” conferito dall’Unione Europea.
L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza.

Bologna, il Caso Spampinato all'Università

pubblicato 09 mar 2012, 06:58 da Mauro Sarti   [ aggiornato in data 09 mar 2012, 08:54 ]


Martedì 20 marzo 2012 al dipartimento di Discipline della comunicazione di Bologna, lo spettacolo sulla storia del giornalista siciliano ucciso nel 1971 dalla mafia. A seguire dibattito con il fratello Alberto Spampinato, Gerardo Bombonato, Serena Bersani, Franco Farinelli, Mauro Sarti e l’autore Roberto Rossi

 Il 20 marzo 1994 la giornalista Ilaria Alpi viene assassinata a Mogadiscio. Esattamente 18 anni dopo, il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi vuole ricordare a Bologna la sua figura e quella di Miran Hrovatin, l’operatore ucciso nello stesso agguato, mettendo in scena all’Università l’inchiesta drammaturgica sul Caso Spampinato, altra vittima, questa volta della mafia, caduta sotto il fuoco di sei colpi di pistola esplosi la notte del 27 ottobre 1972. Quarant’anni fa. E lo fa alla presenza del fratello di Giovanni Spampinato, Alberto, anch’egli giornalista, oggi presidente dell’osservatorio “Ossigeno” sui giornalisti minacciati.

Alla rappresentazione di teatro sociale, in programma alle ore 18.00 presso il dipartimento di Discipline della comunicazione (Aula A, via Azzo Gardino 23), interverranno Gerardo Bombonato (presidente Ordine Giornalisti Emilia-Romagna), Serena Bersani (presidente Associazione Stampa Emilia-Romagna), Mauro Sarti (Premio Ilaria Alpi), Franco Farinelli (Università di Bologna) e il giornalista Roberto Rossi, autore del testo teatrale insieme a Danilo Schininà.

 Il “caso Spampinato” è uno dei più fitti misteri italiani. Una storia che invita a riflettere su grandi principi, ma della quale si rischia di perderne perfino il ricordo: la pièce messa in scena da Danilo Schininà e Giovanni Arezzo, due giovani attori ragusani, vuole sollevare la polvere da questo caso, con l’unico scopo di consegnare al pubblico una corretta e consapevole memoria storica.

Corrispondente da Ragusa prima del quotidiano palermitano L’Ora e dopo anche dell’Unità, Giovanni Spampinato si era affermato pubblicando un’inchiesta sul neofascismo, era riuscito a documentare le attività clandestine e i rapporti delle organizzazioni dell’estrema destra siciliana con la criminalità organizzata e con esponenti di primo piano del fascismo eversivo, fautori di quella strategia della tensione che già nel ’69 a Milano aveva provocato la strage di piazza Fontana. La notte del 27 ottobre  1972, lo raggiunsero sei pallottole esplose da due pistole. A sparare fu Roberto Campria, figlio del presidente del tribunale di Ragusa e soprattutto uno dei maggiori indiziati di un altro omicidio, quello del trafficante di antiquariato e oggetti d’arte, Angelo Tumino. Giovanni Spampinato era stato l’unico giornalista a rivelare che Campria era coinvolto nelle indagini.

La messa in scena a Bologna del Caso Spampinato è promossa dal Premio Ilaria Alpi e dal dipartimento di Discipline della comunicazione (Università di Bologna), con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna  e dell’Associazione stampa Emilia-Romagna. (Aser).

 

La città delle donne: Piazza Grande di marzo è in strada

pubblicato 29 feb 2012, 07:47 da Mauro Sarti

Mariana, Pina, Ana. Sono i nomi delle donne che vivono in strada, tra il binario 11 della Stazione Centrale e i dormitori di via Capo di Lucca e Madre Teresa di Calcutta. Le loro storie sono raccontate nell’inchiesta del numero di marzo di Piazza Grande dedicato alle donne in povertà. Sono storie che parlano di vite segnate dalla violenza, da drammi familiari e, sempre più spesso da migrazioni e perdita del lavoro. “Le statistiche dicono che le persone senza dimora sono prevalentemente uomini – racconta Oana Parvan dalle pagine del giornale – ma ogni 9 uomini c’è 1 donna che condivide la stessa condizione e il fenomeno riguarda un numero sempre maggiore”. Le donne però si vedono poco per strada. Perché hanno reti diverse dagli uomini e trovano qualcuno che le ospita oppure perché vengono accolte insieme ai figli in strutture. Insomma, sono più “fortunate” perché anche nel pubblico un posto per loro si trova con più facilità. Alcune di loro sono straniere, donne che nel nostro Paese subiscono discriminazioni sul lavoro e in famiglia. Per loro lo Sportello aperto dalle consigliere di parità della Provincia ha attivato il progetto “Donne invisibili – alla conquista della parità”. Si parla ancora di donne con l’assunzione collettiva proposta dalla Libreria delle donne per formare una giovane libraia. E anche con i dati inquietanti del Coordinamento dei centri anti-violenza dell’Emilia-Romagna sui femicidi: sono già 3 quelli compiuti nel 2012.

Lo sciopero degli stranieri è al centro dell’editoriale del presidente di Piazza Grande, Leonardo Tancredi, che sottolinea la forte presenza tra i senza dimora di stranieri, anche con permessi di soggiorno validi o di persone che vivono in Italia e a Bologna da anni e che, come molti italiani, hanno perso il lavoro in seguito alla crisi economica, “un terreno comune – dice Tancredi – che dovrebbe essere la spinta per una partecipazione diffusa all’iniziativa”. Delle condizioni di vita dei migranti in Italia parla anche l’articolo scritto da Mihai Mircea Butcovan che dopo aver ricordato la sentenza della Corte di Strasburgo che ha sanzionato l’Italia per i respingimenti in mare aperto senza aver verificato le condizioni dei rifugiati, rilancia il tema dello sciopero: “Cosa succederebbe se 4,5 milioni di persone decidessero di incrociare le braccia per un giorno?”.

Piazza Grande e BilBOlBul. Il fumetto è protagonista del numero di marzo del giornale di strada, a partire dalla copertina in cui troviamo un volto di donna disegnato dalla fumettista (e già collaboratrice di Piazza Grande) Marina Girardi. Nelle pagine centrali del giornale ci sono le quattro tavole a fumetti del vincitore del concorso “Perdersi a…” promosso da Flashfumetto (il sito dedicato al fumetto del Comune di Bologna) che sarà proclamato il primo marzo durante il Festival BilBOlBul. E poi ancora si parla di Morus, il museo degli spazi urbani recuperati di New York, della costruzione di case per i senzatetto a Buenos Aires grazie all’impegno dell’attivista argentina Cacha Cena e dell’esperimento, tutto emiliano, di Psicantria: cantautori terapeuti che spiegano in un disco le malattie mentali. Il numero di marzo di Piazza Grande è in strada e dall’1 al 4 marzo si troverà anche al bookshop di BilBOlBul all’interno di Sala Borsa (Laura Pasotti per www.redattoresociale.it ) 

"LasciateCientrare", giornalisti a Bologna

pubblicato 12 feb 2012, 14:19 da Mauro Sarti

Aiutare i giornalisti a raccontare meglio quello che succede in termini di politiche migratorie. È uno degli obiettivi degli incontri di formazione organizzati da LasciateCientrare, la campagna per la rimozione del divieto di accesso alla stampa a tutti i Centri di identificazione ed espulsione (Cie) e Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), in collaborazione con la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine nazionale dei giornalisti. Dopo il primo incontro, svoltosi a Roma lo scorso 30 gennaio presso la sede della Fnsi, il secondo appuntamento di “Cie e Cara – Istruzioni per l’uso?” sarà all’Ordine dei giornalisti di Bologna (strada Maggiore, 6). “Lo scopo è fare formazione sui diritti – racconta Raffaella Cosentino, della Campagna LasciateCientrare – perché i giornalisti che entrano nei Cie e nei Cara possano andare oltre il semplice racconto delle strutture o delle condizioni di vita dei reclusi al loro interno”.

Garantire un accesso trasparente. Dopo la manifestazione dello scorso 25 luglio davanti ai Cie e ai Cara di tutta Italia e alla rimozione, da parte del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, del divieto di accesso alla stampa in tutti i centri per migranti (avvenuto a dicembre con l’abrogazione della circolare n. 1.305), la Campagna LasciateCientrare prosegue. “Lo scorso 26 gennaio due giornaliste sono entrate nel Cie di Torino e hanno potuto parlare solo con il responsabile all’interno di una stanza della struttura e non hanno nemmeno visto i reclusi – racconta Cosentino – ecco perché la campagna prosegue: per garantire ai giornalisti un accesso trasparente”. Le richieste da parte dei giornalisti ci sono ma i tempi per l’autorizzazione a entrare sono un po’ lunghi, anche due mesi perché venga accettata. “Stiamo monitorando la situazione e chiediamo ai giornalisti di informarci quando inviano la richiesta, se hanno difficoltà e quanto tempo passa prima che possano entrare” spiega Cosentino.

Il secondo incontro di formazione sui Cie e i Cara si svolgerà all’Ordine dei giornalisti di Bologna il 18 febbraio. Oltre alla partecipazione di rappresentanti dell’associazione della stampa e del presidente dell’Ordine dell’Emilia-Romagna, Gerardo Bombonato, all’incontro saranno presenti: Gabriella Guido, portavoce della Campagna LasciateCientrare, alcuni avvocati dell’Asgi che faranno formazione sulla normativa in tema di espulsione e detenzione amministrazione e sul diritto di asilo, ma anche sui singoli centri che lavorano a livello territoriale. Parteciperanno, inoltre, Gabriele Del Grande (in collegamento via skype), Cécile Kyenge Kashetu, portavoce nazionale Primo Marzo, e Carla Martini, volontaria all’interno del Cie di Bologna che porterà la sua testimonianza. Il corso è gratuito ma è necessario dare conferma della partecipazione (e-mail raffaella.cosentino@gmail.com). (Laura Pasotti) fonte:  www.redattoresociale.it 

L'Informazione: quanto costa la solidarietà?

pubblicato 17 gen 2012, 12:58 da Mauro Sarti

Quanto costa la solidarietà? E esprimere preoccupazione? Poco più di un “ilike” su facebook. Eppure non vedo vergogna tra i tanti attestati di sostegno che stanno ricevendo i 36 colleghi de l’Informazione di Bologna. Modena e Reggio Emilia che rischiano, oggi più di ieri, di finire senza un lavoro dal primo di febbraio. I giornali si possono fare bene, male o così così. Possono avere un progetto editoriale che si possa definire tale, oppure barcamenarsi tra finanziamenti pubblici e fumose  operazioni di network tra quotidiani, radio e tv come , almeno nelle intenzioni iniziali, aveva provato a fare la dirigenza del giornale. A Bologna L'Informazione è il giornale più piccolo, ma potenzialmente votato alla provincia, alla cultura e allo sport. Poi vittima del suo azionariato, poco illuminato e forse mal consigliato. Ecco, mi dispiace per i colleghi, che invito a fare di tutto pur di prendere in mano loro il timone della situazione e cercare di darsi un nuovo progetto editoriale, pensare a  una cooperativa, a una società che guardi alla rete e alle nuove tecnologie. Che riescano a salvaguardare la loro professionalità, e magari a saltare il fosso – visto che hanno esperienza da vendere – verso qualche altro giornale o sito che cerchi buone competenze. E forse, più che tanta solidarietà gratuita, oggi sarebbe più utile - seppure in questo tempo di crisi -   un'offerta di lavoro. Un progetto, un’idea. Un invito. Ecco, i giornali si possono fare male, bene o così così.  L’Informazione è rimasta ancora un passo indietro, ed è questo che fa rabbia: rischia di morire proprio per mancanza di scelte. 

Bologna in due minuti, un video per Univercity

pubblicato 18 dic 2011, 09:29 da Mauro Sarti

“Univercity: vivere e studiare a Bologna”, il primo contest audiovisivo rivolto a studenti e neolaureati, che hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza di studiare e vivere a Bologna.”

Univercity – Expo Città per gli Studenti  è l'evento che si svolgerà nel mese di febbraio nella città di Bologna, in contemporanea con Alma Orienta, la rassegna che l’Università di Bologna dedica agli studenti delle scuole superiori che stanno scegliendo il loro percorso di studi e che ogni anno attira circa 27.000 ragazzi provenienti da diverse regioni italiane. Un’occasione per presentare Bologna, le sue istituzioni e i suoi servizi agli studenti che vi abitano o che verranno ad abitarla per frequentare l’università.Univercity – Expo Città per gli Studenti  presenterà, infatti, una vetrina reale e dettagliata di quanto Bologna e il suo territorio offrono ai giovani che la scelgono per studiare e vivere; due giorni intensi, con la presenza delle realtà con cui lo studente si confronta nella sua quotidianità a Bologna, dal mondo istituzionale all’area dei servizi e del commercio.

Il progetto si ispira infatti alla figura dello studente universitario come cittadino temporaneo che partecipa e rappresenta la città. Per questo Bologna Fiere, ideatore e promotore della manifestazione, ha deciso di affidare la realizzazione di cinque  cortometraggi sulla città ai videomaker di Userfarm.com.  Obiettivo dei film-maker sarà quello di raccontare il piacere di vivere e studiare a Bologna, valorizzando ed evidenziando i punti di forza del capoluogo romagnolo: i servizi, la mobilità, le strutture sportive e la connessione wi-fi nelle piazze, caratteristiche che rendono Bologna una delle città più amate dagli studenti universitari.

 L’attività di promozione, raccolta e selezione dei filmati, è realizzata grazie al supporto strategico e tecnologico della social media company TheBlogTV, proprietaria di Userfarm.com, il popolare network internazionale di videomaker specializzato nella raccolta di prodotti video realizzati in crowdsourcing.

A selezionare i 5 video, che diventeranno i testimonial della Città durante Univercity, saranno 4 importanti personaggi del capoluogo romagnolo di cui ancora non sono stati ancora svelati  i nomi. I cortometraggi, dalla durata massima di 2 minuti, dovranno essere caricati su www.userfarm.com entro il 14 febbraio 2012.

 Per informazioni:

Ufficio stampa TheBlogTV

02.87286401

Univercity è una manifestazione organizzata da BolognaFiere e realizzata con la collaborazione e il patrocinio dell’Università e del Comune di Bologna.

Crossing Tv, fine delle trasmissioni

pubblicato 06 dic 2011, 04:57 da Mauro Sarti

BOLOGNA – Il premio più importante è arrivato solo pochi giorni fa, con la vittoria ai Teletopi, gli Oscar delle web tv italiane. Ma ormai la decisione era presa: Crossing tv, la web tv interculturale nata a Bologna quattro anni fa, chiude le attività. “Chiudiamo in bellezza”, spiega Silvia Storelli, ideatrice del progetto, “sapendo che il nostro obiettivo educativo e sociale è stato raggiunto”. L’ultimo video pubblicato, “Calcio a Sadiki” (http://www.crossingtv.it/video/extravisioni/episodio-241calcio-a-sadiki), è anche il più premiato: si è aggiudicato il concorso Videominuto di Prato ed è stato fondamentale per la vittoria come migliore web tv di denuncia ai Teletopi.
 Nata per far esprimere i giovani di origine straniera e non, in quattro anni Crossing Tv ha realizzato 241 video e ha messo all’opera 36 redattori. “Crossing Tv ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, ha vinto premi ed è stata una presenza costante nei media nazionali e locali”, spiega Storelli, “ha avvicinato molti giovani al giornalismo, alla partecipazione attiva e all’uso dell’audiovisivo in maniera creativa”. Ora i giovani redattori sono cresciuti e stanno prendendo altre strade, “ma alcuni rimarranno nel campo del giornalismo, e non è escluso che lavoreremo di nuovo insieme”, spiega Storelli.
 Anche se l’obiettivo non è mai stato “fare un business”, è innegabile che alla chiusura di Crossing Tv concorrono anche motivi economici. “Negli ultimi due anni non abbiamo avuto nulla dai vari bandi a cui abbiamo partecipato, e anche pagare le spese vive (telefonate, attrezzature, commercialista) stava diventando un problema”, continua la film-maker, “fare Crossing Tv era come un lavoro, ma senza nessun rientro economico. Anche se dobbiamo ringraziare la Cineteca di Bologna, che negli ultimi due anni ha ospitato la nostra sede”. Rimane un po’ di amarezza per la fine di un’esperienza di successo. “C’è forse il rammarico di non essere stati considerati come una risorsa sul tema dell’intercultura”. In ogni caso, chiude la Storelli, “ci siamo divertiti”.  www.redattoresociale.it

Sparategli!, viaggio nel Terzo Mondo degli immigrati

pubblicato 20 nov 2011, 01:49 da Mauro Sarti

Martedì 22 novembre
, alle ore 18 presso la libreria Feltrinelli di Bologna (piazza Ravegnana, ingresso libero) verrà presentato il libro ‘Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia’ del giornalista Jacopo Storni, viaggio-inchiesta nel ‘Terzo Mondo d’Italia’ attraverso le condizioni più disumane e nascoste nelle quali vivono gli immigrati. Oltre all’autore, interverranno Amelia Frascaroli (assessore alle politiche sociali del Comune di Bologna) e Mauro Sarti (giornalista di Redattore Sociale).

Il libro, formato da 22 capitoli, è suddiviso in sei sezioni, ognuna delle quali rappresenta una drammatica condizione di vita degli immigrati: gli schiavi, i baraccati, i disperati della strada, i perseguitati, i prigionieri, i morti. Tanti i protagonisti del libro: dalle nigeriane minorenni costrette a prostituirsi a Castel Volturno agli africani schiavi nelle campagne di Calabria, Lazio, Puglia, Basilicata, dai mendicanti resi storpi ai semafori delle nostre città alle braccianti romene di Ragusa costrette a prestazioni sessuali ai propri datori di lavoro, dai profughi afghani che vivono confinati in inquietanti baraccopoli ai facchini-servi delle cooperative della logistica. L’autore, in questo viaggio durato oltre un anno, si sofferma per giornate intere a raccogliere storie e sentimenti, gioie e dolori, speranze e sbagli di ogni immigrato. Storni dorme con i migranti nei tuguri, vive i loro drammi, li segue passo passo durante le loro giornate, appuntando puntualmente quello che provano e quello che vocifera l’Italia delle città e dei paesini che li ospitano. Ed è proprio attraverso le storie dei nuovi schiavi del nostro secolo, costretti a vivere ai margini di una società che li sfrutta senza riconoscere loro la dignità di esseri umani, che nel volume affiorano a poco a poco le voci d’intolleranza che covano tra gli italiani, dove emerge, spiega l’autore, “il lato oscuro di un’Italia talvolta egoista e arroccata su se stessa, dove ognuno di noi è complice, diretto o indiretto, delle condizioni più drammatiche in cui vivono i migranti”.

 

 

 

 

Su guerriglia e nonviolenza

pubblicato 16 ott 2011, 05:15 da Mauro Sarti

Dopo il 15 ottobre 2011, non ci resta - desolati - che tornare a rileggersi Aldo Capitini. 

"… nel riconoscere i limiti del metodo elettorale e parlamentare, i fautori della guerriglia ritengono che al posto della “illusione elettorale”, abbia maggiori probabilità di successo per la trasformazione della società il loro modo di combattimento e di costruzione politica, sulla base del partito unico; i fautori del metodo nonviolento, muovono dal rifiuto della guerra, e tendono ad attuare il principio della massima democratizzazione, in aggiunta al metodo elettorale, mediante un vastissimo controllo, informato e attivo, con la disposizione a contrastare a tutto ciò che è ingiustizia, oppressione, sfruttamento: contrastando non solo a che ci siano sfruttati dal capitalismo, ma anche a che ci siano privati della libertà di espressione, informazione, associazione, da parte di gerarchi politici o burocrati polizieschi.

Che ancora nell’opinione di molti l’azione nonviolenta sembri meno incisiva e decisiva dell’azione violenta, deriva principalmente dal fatto che l’educazione degli uomini è ancora prevalentemente fondata non sul valore di ciò che viene affermato, e che talvolta provoca trasformazioni a lunga scadenza e profonde, ma sul risultato e il successo. Per questo, chi è persuaso della compresenza e dell’omnicrazia non ha che da persistere nell’arricchimento di motivi interiori che egli mette nell’uso della nonviolenza, motivi interiori che sono la premessa di un avvenire più complesso, che già comincia nell’atto stesso”.   (Aldo Capitini, Il potere di tutti, La Nuova Italia, Firenze 1969)

Piazza Grande, in Sala Borsa il laboratorio di giornalismo sociale, via alle iscrizioni

pubblicato 04 ott 2011, 04:13 da Mauro Sarti   [ aggiornato in data 06 ott 2011, 06:27 ]

Aperte le iscrizioni al laboratorio di giornalismo sociale promosso dall’associazione Amici di Piazza Grande. Il giornale dei senza dimora bolognesi promuove un corso di formazione per studenti, volontari e aspiranti giornalisti sui temi dell’informazione sociale, politica, ambientale e della comunicazione multimediale. Ai seminari parteciperanno grandi firme del giornalismo (Alberto Nerazzini di Report, Luca Rosini di Anno Zero, Pif  volto noto di Mtv), il sindaco Virginio Merola, Carlo Lucarelli, Andrea Segrè.  Personaggi del mondo politico e culturale, fotoreporter e giornalisti televisivi, mentre tre workshop su carcere, immigrazione e senzacasa funzioneranno come un vero e proprio laboratorio di scrittura giornalistica.

 Le lezioni cominciano venerdì 4 novembre,  dalle ore 17 alle 19, nei locali di Urban Center-Sala Borsa in Piazza del Nettuno (Bologna) con Alberto Nerazzini e Luca Rosini. Continueranno poi martedì 8 novembre (ore 17-19) e a seguire tutti i mercoledì sempre dalle 17 alle 19 sempre presso Sala Borsa-Urban Center. 

 Le info sul programma dettagliato del corso ed eventuali aggiornamenti su www.piazzagrande.it .

 Interverranno al corso:

Daniele Barbieri (giornalista e scrittore), Nelson Bova (Rai Emilia Romagna), Mihai Butcovan (Internazionale), Giampaolo Colletti (AltraTv), Lorenzo Maria Falco (Repubblica Tv), Ornella Favero (Ristretti Orizzonti), Jonathan Ferramola (Radio Città del Capo), Lorenzo Guadagnucci (giornalista e scrittore), Carlo Gubitosa (giornalista multimediale), Carlo Lucarelli (scrittore), Virginio Merola (sindaco di Bologna), Alberto Nerazzini (Report), Bruno Papignani (sindacalista, segretario Fiom), Pif (Il testimone, Mtv), Nicola Rabbi (giornalista, Bandiera Gialla), Luca Rosini (Annozero), Simone Sabattini (Corriere di Bologna), Mauro Sarti (giornalista, docente di Comunicazione giornalistica), Pietro Scarnera (giornalista e illustratore), Andrea Segrè (docente, presidente Last minute market), Silvia Storelli (CrossingTv), Leonardo Tancredi (giornalista, direttore Piazza Grande), Alessandro Tortelli (Piazza Grande), Cristian Vaccari (docente Comunicazione politica), Vittorio Valentini (fotografo, Bandiera Gialla), Carlotta Vandini (FuoriTv), Alessandro Zannini (fotografo, Shoot4change).

 Come partecipare

Il corso è rivolto a 35 tra volontari, studenti e aspiranti giornalisti. Per iscriversi è necessario  mandare il curriculum all’indirizzo redazione@piazzagrande.it entro il 18 ottobre 2011 allegando un cv e specificando eventuali interessi per il giornalismo sociale e precedenti collaborazioni (per informazioni  Associazione Amici di Piazza Grande 051342328 ore 9-18 oppure 339 7991253).

 I partecipanti saranno selezionati a giudizio insindacabile da una commissione composta dal direttore e  dal comitato editoriale di Piazza Grande.  È richiesto un contributo per le spese organizzative di 120 euro da versare sul conto corrente dell'Associazione Amici di Piazza Grande appena ricevuta la conferma via mail dell'avvenuta iscrizione al laboratorio. Ai tutti gli iscritti verrà rilasciato un attestato di partecipazione, e verrà offerta l’opportunità di collaborare con il mensile degli homeless bolognesi.

 Il laboratorio di giornalismo sociale ha il patrocinio dell'Assessorato ai servizi sociali e volontariato del Comune di Bologna ed è realizzato in collaborazione con l’Istituzione Biblioteche.

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