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La rossa (rewind)

pubblicato 07 giu 2010, 12:16 da Mauro Sarti
E’ comparso ieri sulla “Stampa” di Torino un interessante articolo dedicato alle realizzazioni del Comune di Bologna, quella Bologna che, se Dio vuole, il giornale torinese chiama “la città rossa”. Nel “servizio” dalla capitale emiliana si legge che sotto l’amministrazione Zangheri, “il terzo sindaco (rosso, ah sì, anche lui) del dopoguerra” la “priorità viene data alla scuola e  alle abitazioni” e che i problemi che il Comune bolognese sente con più viva assiduità sono quelli dei bambini e dei vecchi.

Sentite: “… il 26 per cento del bilancio è dedicato a questo settore (quello della scuola), per una spesa di 27 miliardi (la media nazionale è intorno al 10 per cento)…”: già oggi 3 bambini bolognesi su 4 frequentano la scuola materna, entro 3-4 anni la frequenteranno il 90 per cento, praticamente tutti. “Si tirano su scuole dappertutto: nelle ex case coloniche che la città ha ingoiato dalla campagna, restaurate e riadattate, nei vecchi mulini abbandonati, nelle ‘balere’ in disarmo, addirittura in una fabbrica vuota”. E i vecchi? Dice Zangheri, tra l’altro: “Già ora tutti gli alloggi di proprietà comunale che via via si liberano dagli inquilini vengono assegnati agli anziani soli. L’estate scorsa abbiamo ospitato in case-albergo nelle località di villeggiatura gruppi di anziani con gruppi di giovani madri coi loro bambini. Un’esperienza ottima che verrà ripetuta”. E i poveri? Risponde l’assessore Pierluigi Cervellati, un pubblico amministratore che sa il fatto suo come pochi in Italia: “Stiamo per radere al suolo tutti i ghetti di povertà: Lame (le’ Borre’), Borgo Panigale (via del Beccaccino), San Donato (via Piana). Al posto delle abitazioni abbattute costruiremo case nuove, di proprietà comunale, che saranno assegnate agli stessi abitanti degli edifici demoliti”.

Queste notizie non le troverete riportate dal quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” (un giornale che se fosse tutto scritto da Girolamo Domestici, suo direttore, dovrebbe portare un altro titolo storico: “l’Asino”), ma sulla “Stampa”, la quale però sembra preoccuparsi dell’effetto di queste sue informazioni e scrive: “A Bologna si imita il modello svedese”. Sarà. Ma forse era più esatto intitolare il “servizio” così: “A Bologna non si imita il modello napoletano”, oppure: “A Bologna si rifiuta il modello romano” perché a Bologna, dalla Liberazione a oggi, ci sono sempre stati i comunisti.

 

 Mario Melloni, per tutti Fortebraccio, nasce  a San Giorgio di Piano (Bologna) il 25 novembre 1902. Muore a Milano il 28 giugno 1989. Questo corsivo scelto dal Coccodrillo è uscito sull’Unità del 31 ottobre 1973.  

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