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Sparategli!, viaggio nel Terzo Mondo degli immigrati

pubblicato 20 nov 2011, 01:49 da Mauro Sarti
Martedì 22 novembre
, alle ore 18 presso la libreria Feltrinelli di Bologna (piazza Ravegnana, ingresso libero) verrà presentato il libro ‘Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia’ del giornalista Jacopo Storni, viaggio-inchiesta nel ‘Terzo Mondo d’Italia’ attraverso le condizioni più disumane e nascoste nelle quali vivono gli immigrati. Oltre all’autore, interverranno Amelia Frascaroli (assessore alle politiche sociali del Comune di Bologna) e Mauro Sarti (giornalista di Redattore Sociale).

Il libro, formato da 22 capitoli, è suddiviso in sei sezioni, ognuna delle quali rappresenta una drammatica condizione di vita degli immigrati: gli schiavi, i baraccati, i disperati della strada, i perseguitati, i prigionieri, i morti. Tanti i protagonisti del libro: dalle nigeriane minorenni costrette a prostituirsi a Castel Volturno agli africani schiavi nelle campagne di Calabria, Lazio, Puglia, Basilicata, dai mendicanti resi storpi ai semafori delle nostre città alle braccianti romene di Ragusa costrette a prestazioni sessuali ai propri datori di lavoro, dai profughi afghani che vivono confinati in inquietanti baraccopoli ai facchini-servi delle cooperative della logistica. L’autore, in questo viaggio durato oltre un anno, si sofferma per giornate intere a raccogliere storie e sentimenti, gioie e dolori, speranze e sbagli di ogni immigrato. Storni dorme con i migranti nei tuguri, vive i loro drammi, li segue passo passo durante le loro giornate, appuntando puntualmente quello che provano e quello che vocifera l’Italia delle città e dei paesini che li ospitano. Ed è proprio attraverso le storie dei nuovi schiavi del nostro secolo, costretti a vivere ai margini di una società che li sfrutta senza riconoscere loro la dignità di esseri umani, che nel volume affiorano a poco a poco le voci d’intolleranza che covano tra gli italiani, dove emerge, spiega l’autore, “il lato oscuro di un’Italia talvolta egoista e arroccata su se stessa, dove ognuno di noi è complice, diretto o indiretto, delle condizioni più drammatiche in cui vivono i migranti”.

 

 

 

 

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